COMUNE DI NAPOLI

ASSOCIAZIONE PALAZZI NAPOLETANI

PREMIO internazionale
COSIMO FANZAGO
"UN CHIODO PER IL RECUPERO"

IX EDIZIONE

Martedi 8 giugno 2010, h. 17:30

Palazzo Donn'Anna

Largo Donn'Anna, 9 - NAPOLI

Nella edizione 2010 il Premio è stato assegnato a:

Raffaele La Capria

scrittore


Dopo essersi laureato in giurisprudenza a Napoli nel 1950 ed aver soggiornato in Francia, Inghilterra e Stati Uniti, ha vissuto a Roma. Collabora alle pagine culturali del Corriere della Sera, è condirettore della rivista letteraria Nuovi Argomenti ed autore di radiodrammi per la Rai. Nel 1957 ha frequentato ad Harvard l'International Seminar of Literature. È stato anche co-sceneggiatore di molti film di Francesco Rosi, tra i quali Le mani sulla città (1963) e Uomini contro (1970).
Nel settembre del 2001 ha ricevuto il Premio Campiello alla carriera e nel 2002 gli viene assegnato il Premio Chiara sempre alla carriera.
Più recentemente, ha collaborato per la Giulio Perrone Editore.
È sposato con l'attrice Ilaria Occhini.
Nella sua carriera La Capria ha pubblicato oltre venti libri.
Ha esordito con il romanzo Un giorno d'impazienza nel 1952. Il suo secondo libro, Ferito a morte, è uscito quasi dieci anni dopo, nel 1961, ha vinto il Premio Strega, ed è il suo romanzo più noto. Nel 1982 ha raccolto i tre romanzi "Un giorno d'impazienza", "Ferito a morte" e Amore e psiche (1973) nel volume Tre romanzi di una giornata.
Ha pubblicato anche racconti come La neve del Vesuvio, la raccolta Fiori giapponesi (1979), la raccolta 4 storie d'amore (2007), Colapesce (2008), e si è dedicato molto alla saggistica pubblicando, tra gli altri, False Partenze (1964), Il sentimento della letteratura (1974)), La mosca e la bottiglia (1996), e un'autobiografia, Cinquant'anni di false partenze (1964).


da: http://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_La_Capria
(foto di Sergio Siano)

Antonio Ghirelli

scrittore e giornalista

Nato a Napoli 88 anni or sono, ha iniziato la professione nel 1944 come redattore della Sezione Prosa di Radio Napoli libera, seguendo quindi la V armata in zona di operazioni come commentatore e annunciatore della Radio Mobile, per dirigere Radio Bologna dopo la liberazione dela città nella primavera del 1945.

Ha quindi intrapreso a Milano la carriera nei quotidiani lavorando per l'"Unità" e il "Milano sera" fino al 1948, trasferendosi quindi a Roma per assumere l'incarico di capo-cronista nei quotidiani del pomeriggio, "La Repubblica d'Italia" e "Paese sera".

Uscito dal PCI e da "Paese sera" nel dicembre 1956, a seguiuto della pubblicazione del rapporto Kruscev sui crimini di Stalin e della sanguinosa repressione della rivoluzione ungherese, si è dedicato per molti anni al giornalismo sportivo, dirigendo successivamente "Il calcio e ciclismo illustrato", il "Tuttosport" e il "Corriere dello Sport". Esaurita questa esperienza ha lavorato come inviato speciale per il "Corriere della Sera" e come collaboratore economico-politico "Il Globo", nel 1974 il settimanale politico-culturale "Il Mondo".

Quattro anni più tardi ha assunto la direzione dell'ufficio stampa del Presidente della Repubblica Pertini e, nell'estate del 1983, quella dell'ufficio stampa del governo Craxi. Direttore del TG2 negli anni '86-'87, ha tenuto successivamente fino all'89 la direzione dell'"Avanti!". Attualmente è editorialista del "Mattino" e tiene una nostalgica rubrica settimanale sul "Corriere dello Sport".

Intensa l'attività di scrittore, avviata nel 1962 con la pubblicazione di un volume autobiografico, "Napoli sbagliata". Alla sua città ha poi dedicato molti altri libri, come la "Storia" in due volumi, un best-seller, e "Donna Matilde", biografia della Serao; Altri libri, tra i numerosi a sua firma in oltre mezzo secolo di professione: "Storia del calcio in Italia", "Effetto Craxi", "Caro Presidente". Negli ultimi anni ha pubblicato tre saggi nelle "Scie" di Mondadori e il 27 aprile di questo 2010 è uscita la quarta "scia" dall'eloquente titolo: "Una certa idea di Napoli", replica documentata alle incursioni razziste di scrittori nordico-leghisti contro la nostra città.

Jose' Vicente Quirante Rives

Direttore dell'Istituto Cervantes di Napoli

Laureato in Diritto e in Filosofia presso l’Università Complutense di Madrid. Ha esercitato la professione di avvocato a Orihuela (Alicante), dove nel 2003 ha fondato la casa editrice Partenope, specializzata nella narrativa napoletana (La Capria, Giuseppe Montesano, Domenico Rea, Enzo Striano...). Dal 2005 è direttore dell’Instituto Cervantes di Napoli.

Pubblicazioni:
L’AVERNO E IL CIELO. NAPOLI NELLA LETTERATURA SPAGNOLA E ISPANOAMERICANA, (Libreria Dante & Descartes, 2007 - insieme a Teresa Cirillo Sirri)

ELOGIO DEL CAFFÈ AL BAR (Tullio Pironti Editore, Napoli, 2009)

NAPOLI SPAGNOLA. In dieci passeggiate tra strade, palazzi, monumenti e chiese (Grimaldi & Co. Editore, Napoli, 2009)

Ha curato e scritto un saggio per il volume RAMÓN, SCRITTI NAPOLETANI DI RAMÓN GÓMEZ DE LA SERNA (Libreria Dante & Descartes, Napoli, 2010)

Mariano Rigillo

attore


E’ nato a Napoli e rappresenta una delle più interessanti personalità teatrali di origine partenopea affermatasi a livello nazionale.
Allievo di Orazio Costa e Sergio Tofano, si è diplomato all’ACCADEMIA NAZIONALE d’ARTE DRAMMATICA “ Silvio d’Amico” interpretando “ Brand” di Henrik Ibsen proprio con la regìa di O. Costa.

Denso e significativo il suo curriculum:

con Ettore Giannini ne “Il mercante di Venezia”, con A. Fersen “Golem” al Maggio Musicale Fiorentino; al Teatro Stabile di Torino “Il sogno” di Strindberg con Ingrid Thulin e la regìa di M. Meshke, al Piccolo Teatro di Milano “L’Illusion Comique” di Corneille e “La battaglia di Lobositz” di P. Hachs con regìa di Guy Retorè.
E’ l’acquaiolo Wang ne “La buona persona di Sé-Ciuan” di B. Brecht per la regìa di Benno Besson.
Con Luca Ronconi recita in “Fedra” di Seneca, “Misura per misura” di Shakespeare e “Il Candelaio” di G. Bruno.
E’ interprete goldoniano con “La bottega del caffè” e “Le femmine puntigliose” entrambi per la regìa di G. Patroni Griffi, con “Gli Innamorati” regìa di Franco Enriquez, “Il Campiello” regìa di S. Sequi, “La trilogia della Villeggiatura” e “L’impresario delle Smirne” regìa di Mario Missiroli.

Più volte presente con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico al Teatro Greco di Siracusa (“Eracle”, “Antigone”, “Edipo re”, “Edipo a Colono” “Medea”, “Rudens”, “Agamennone”) e partecipa alla ideazione delle Orestiadi di Ghibellina con “Agamennuni,”, “I Cuefuri” e “Villa Eumenidi” di E. Isgrò da Eschilo:

Con Roberto de Simone rappresenta al Teatro Mercadante di Napoli e al Teatro Comunale di Bologna “Histoire du soldat” di I. Stravinsi.

Personale successo riscuote con “Persone naturali e strafottenti” e “Prima del silenzio”di e con regìa di G. Patroni Griffi, e per la regìa di Giancarlo Sepe è protagonista insieme con Ottavia Piccolo di “Pazza” di Tom Topor.

Notevole interesse ha suscitato il suo lavoro sul teatro di Raffaele Viviani, tanto che, dopo aver interpretato con G. Patroni Griffi “Napoli, notte e giorno” (al Teatro di Roma) e “Napoli, chi resta e chi parte” (al Festival di Spoleto), personalmente approfondendone lo studio, gli viene assegnato, al Carnevale del Teatro di Venezia ’82, il Premio della Critica Teatrale Italiana “Per la scoperta culturale culminata nella messinscena e nella interpretazione di “Pescatori” di R. Viviani, imponendo testo e regìa di un teatro napoletano ancora da esplorare”.
Ancora di RaffaeleViviani porta sulla scena “Zingari” (Festival di Benevento/Città/Spettacolo ’82) e “Osteria di campagna”: Inoltre è regista ed interprete di F. G. Lorca (“Nozze di sangue “ e “Aspettiamo cinque anni”), di G. Pistilli (“L’arbitro”) e di Sofocle con un suggestivo allestimento di “Edipo re” nel cortile del belvedere di San Leucio di Caserta nell’estate del ’92.

Il “Masaniello” di E. Porta e A. Pugliese, rappresentato per più di trecento recite in Italia e all’estero, lo impone come interprete di personale carisma e forte impronta popolare, così come la trilogia de “Il teatro nel teatro” di L. Pirandello ( “Sei personaggi in cerca d’autore”, “Ciascuno a suo modo” e “Questa sera si recita a soggetto”) nella bella messinscena di G. Patroni Griffi per il Teatro Stabile di Trieste.

Dal 1991 al 1995 è Direttore artistico dell’Ente Teatro di Messina, dove nella stagione 93/94 con
Osteria di Campagna” di R. Viviani, “I carabinieri” di B. Joppolo e “Enrico IV” di L. Pirandello ha dato inizio ad un progetto biennale denominato Teatro delle Due Sicilie che, suscitando nuovo interesse nel pubblico ha fatto sì che il giovane Teatro di Messina si segnalasse in modo originale nel panorama del teatro nazionale

Nel 1994 è stato Direttore Artistico del Festival Benevento Città Spettacolo.

Per il Teatro Nazionale Egiziano ha curato nel 1998 la regìa di Filumena Maturano di E. de Filippo, rappresentato per oltre quattro mesi al Teatro Ataba del Cairo.

Le sue più recenti interpretazioni sono state Vita di Galileo di B. Brecht, I giganti della montagna di L. Pirandello, Il Misantropo di Molière, Tito Andronico di W. Shaespeare, Romolo il grande F. Dùrrenmatt.
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Ha svolto, inoltre, intensa attività radiofonica e televisiva ( Il mulino del Po, Dov’è Anna?, Saturnino Farandola, Il cappello del prete, Le storie della camorra,….. La famiglia Ricordi, Ultimo, Padre Pio, Francesco, Luisa Sanfelice, Rex: Episodi Italiani, Nebbie e Delitti 2, Paolo VI, Squadra Camaleonte, Capri 3)
e cinematografica ( Bronte, Metello, Il Postino, Un uomo per bene, Te lo leggo negli occhi, Lezioni di volo, La Masseria delle allodole, Marcello Marcello, La Terrazza sul Mare, La sera della Prima, Scusa ma ti voglio sposare)

Sergio Siano

fotoreporter

 

Sergio Siano è nato in vico Canale ai Quartieri Spagnoli e dai Quartieri non si è allontanato: sono la sua piccola patria. Vive quel reticolato di vicoli con l'emozione di un testimone non indifferente, guarda per capire quanto pure la sua macchina fotografica può guardare.

Così a volte perfino l'invisibile s'infila nell'immagine e fa ragionare. Sergio è sicuro che ai Quartieri le pietre abbiano un'anima. Ogni tanto, ad esempio, un palazzo crolla estenuato, però prima di sfarinarsi su se stesso fiata un lungo, ultimo sospiro, dando modo agli abitanti di mettersi in salvo. E' solo un caso se fotografia fa rima con poesia?

Sergio non giudica, riflette. Ha visto bambino le puttane del Lungo Gelso diventare il motore del vicolo e della sua sopravvivenza, con una piccola catena economica che finiva per riverberarsi positivamente sui più poveri. E quindi, scattando e pensando, ha elaborato una teoria: se in certi luoghi di Napoli il passato non passa, se il medioevo risale nelle ore più buie, la colpa non è della gente che vive in fondo al girone.

C'è altro, di più subdolo e minaccioso. E per far materializzare questa oscura minaccia ha immaginato una storia -scritta da Annalisa Milone- dal sapore di una leggenda, e realizzato una serie di foto e un documentario bello da mozzare il respiro. I personaggi del racconto sono Virgilio e Partenope. Virgilio, il letterato alle nostre latitudini trasformato dal popolo in mago, incarna la poesia, la saggezza, la cultura. Partenope è la natura, la bellezza, la forza, il buon senso: in una parola l'amore. Sono fatti per incontrarsi. Eppure qualcosa glielo impedisce.

Virgilio sotto il Vesuvio è ben vivo. Alcuni pescatori di Marechiaro sostengono di vederlo in mezzo ai ruderi romani quando spunta una particolare luna e di sentirlo recitare in latino brani dell'Iliade e dell'Eneide; qualche verso, seppure in modo maccaronico, sono in grado di ripeterlo. Sì, Virgilio è vivo pur se pochi oramai lo studiano. In una monumentale raccolta di quattromila proverbi napoletani derivati dal latino, l'ingegnere Roberto Vigliotti lo cita più volte. Un esempio: "Pace a chi va, salute a chi resta" altro non è che il "Parce sepulto" rispettoso, messo in bocca da Virgilio allo spirito di Polidoro. E pure il mito di Partenope resiste. Un'altra leggenda, dolce, attribuisce alla patrona-sirena anche la creazione della pastiera.

Un brutto giorno il cielo si oscurò, cadde un diluvio e all'orizzonte si profilarono onde alte quanto montagne. Il popolo scese al lido mormorando "Qui fu Napoli"; e si accalcò pregando attorno alla grande statua di Partenope.

Per incanto il cielo tornò chiaro e il mare si placò. Il popolo andò a cercare ex-voto per la protettrice. Essendo povero, trovò ciò di cui disponeva in primavera: il grano, la ricotta, i profumi più intensi e i frutti più saporosi. Depose i regali ai piedi del simulacro e la dea concesse un estremo favore: soffiò e l'alito di vento mischiò tutti i doni facendo nascere, appunto, la pastiera.

E allora perché la lezione di Virgilio e di Partenope è stata dimenticata? Lo capirete, in filigrana, guardando le immagini di Sergio Siano: siamo stati noi, i napoletani - soprattutto quelli che hanno avuto la fortuna del benessere e del comando - a fermare l'incanto, a incrinare bellezza e bontà con l'egoismo.

Ma le leggende prevedono il lieto fine: nel cunto di Sergio Siano e Annalisa Milone, Virgilio e Partenope dopo tante peripezie finiscono per baciarsi, davanti al mare calmo, immersi nella notte radiosa. SE' possibile, Sergio Siano lo sa perché vede la resistenza dei Quartieri Spagnoli, con qualche ferita in più e qualche palazzo in meno, comunque sopravvissuti all'ingiustizia e alla violenza che da essa consegue.







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