CON L'ADESIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
cosimo fanzago

PREMIO INTERNAZIONALE

COSIMO FANZAGO


XVII EDIZIONE

lunedi 10 dicembre 2018 ore 18:30

Palazzo Nunziante  Duca di Mignano
via Morelli, 7 - Napoli


Palazzo Nunziante

LE MOTIVAZIONI PER L'ATTRIBUZIONE DEL PREMIO


ROY BOARDMAN

                  La si può considerare una sorta di tradizione, da almeno tre secoli a questa parte, infatti, un legame speciale lega gli uomini di cultura britannici e la vecchia capitale del Regno, una passione che precede persino quella del celeberrimo sir William Hamilton - che proprio a pochi passi da qui, nella sua famosa magione, ospitava il gotha della cultura europea e faceva esibire la giovanissima consorte. Una pattuglia di uomini di lettere e d’arte che si arricchirà ulteriormente grazie alle aperture volute da Giuseppe Garibaldi e all’interesse suscitato dall’accogliente, esotica e misteriosa Partenope. Sedotti dalla Sirena, molti di loro si trasformeranno in veri e propri “anglo-napoletani”, come nel nostro caso, quando un giovane e brillante docente lascia l’insegnamento nelle scuole dell’Essex per trasferirsi all’ombra del Vesuvio. È il 1965, è l’inizio di una relazione che per intensità sarà superata da quella con la moglie, una napoletana.
Perché decise di trasferirsi gli chiesero in un’intervista su Repubblica. Impeccabile quanto british la risposta: «La mia carriera stava andando molto bene, ero molto giovane, e pensai di fare un’esperienza diversa. Poi ho dimenticato di tornare...».  E quando il British Council gli propone di ricoprire l’incarico di responsabile della sede di Milano, lui chiede e ottiene la sede di Napoli. Vi resterà per venti anni, dal 1975 al 1995, come direttore e con competenza su tutta l’Italia Meridionale, facendone una struttura di eccellenza e anche un cenacolo per uomini di cultura. Sotto la sua guida, infatti, la sede partenopea del prestigioso ente britannico per la promozione delle relazioni culturali e delle opportunità educative, diventerà un punto d’incontro per i più famosi scrittori, artisti e musicisti britannici e non solo, che daranno vita a conferenze, seminari e concerti.
Negli anni Ottanta crea e dirige il primo corso di formazione a distanza per 2000 docenti di lingua inglese italiani provenienti da tutta Italia, e ottiene che le certificazioni Cambridge English vengano riconosciute come una qualifica di base dal ministero dell’Istruzione italiano. Per diversi anni insegna all’Università “L’Orientale”e svolge una molto apprezzata attività di traduttore, oltre a essere a autore di numerosi testi per la scuola.
Nel 1999 la regina Elisabetta lo premia per il suo lavoro nella costruzione delle relazioni culturali tra Napoli e il Regno Unito facendolo membro dell’Ordine dell’Impero. Sono anni di grandi risultati e altrettante soddisfazioni, dunque, tuttavia non sufficienti da spingerlo a fare altro, così, nel 1997 fonda il Centro “St Peter’s” insieme con il proconsole onorario della Gran Bretagna, Caterina Liotto, dove ricopre il ruolo di direttore creativo e insegnante. Come logo per l’istituto ha scelto due chiavi intrecciate, a simboleggiare, come ha spiegato lui stesso: «Il necessario intreccio tra lingua e culture, senza il quale non si può comprendere una civiltà nel suo complesso né sviluppare una conoscenza amichevole, profonda e duratura tra popolazioni diverse».


La giuria ha assegnato il Premio Fanzago 2018 al professor ROY BOARDMAN

Perché nella lunga e prestigiosa attività ha avvicinato culture diverse attraverso la conoscenza e la padronanza dei linguaggi aprendo in tal modo nuovi orizzonti umani, sociali e professionali a una moltitudine di giovani e meno giovani.  Ed anche perché ha dimostrato con i fatti l’amore per la sua città adottiva, ben sintetizzato da una frase che si può leggere sulla copertina del suo romanzo autobiografico, che recita: “La valvola sinistra del suo cuore è a Napoli, quella destra a Londra”. Un sentimento che, quasi superfluo dirlo, è stato sempre e pienamente contraccambiato.


CARLO BUCCIROSSO

È da tempo uno dei volti più noti del teatro, del cinema e della tv. Attore di grande talento, uomo garbato, persona perbene e molto riservata: in pratica non si conosce quasi nulla della sua vita privata. Ma in un’intervista, tra il serio e il faceto, ha detto di aver cominciato a recitare solo per sedurre una donna, con risultati inferiori alle aspettative. Forse è stata solo una battuta, chissà, di sicuro però sono stati eccezionali i risultati conseguiti sul piano professionale, che a tutt’oggi fanno registrare prestigiosi riconoscimenti e la continua partecipazione a pellicole di grande spessore. Tra le tante ricorderemo per prime “Il divo” – nel quale ha vestito i panni del ministro democristiano Paolo Cirino Pomicino (una performance che gli è valsa un Ciak d’oro come migliore attore non protagonista) – e poi, naturalmente, il premio Oscar “La grande bellezza”, con l’indimenticabile scena del “corteggiamento”, chiamiamolo così, di una ballerina durante una rutilante festa in terrazza.
Quello con Paolo Sorrentino non è stato l’unico sodalizio fecondo, ricordiamo infatti quelli con Carlo Vanzina – che lo vorrà in diversi film di grande successo e anche nella fiction “Un ciclone in famiglia” – e soprattutto quello con Vincenzo Salemme. Con quest’ultimo, infatti, e insieme a Maurizio Casagrande e Nando Paone, darà vita ad alcune delle opere teatrali e cinematografiche, e relativi personaggi, tra i più divertenti degli ultimi decenni. Dalla strepitosa commedia “…E fuori nevica” – un autentico cult – a “L’amico del cuore”, pellicola del 1998 nella quale ha offerto una straordinaria prova attoriale interpretando proprio l’amico a cui si riferisce il titolo.
Sono assolutamente da rammentare anche film come “Song ‘e Napule” dei Manetti bros., che gli farà vincere il Nastro d’Argento, e “Noi e la Giulia”, che gli porterà nel 2015 un meritato David di Donatello come migliore attore non protagonista.
Dagli schermi ai palcoscenici: doveroso citare alcuni dei suoi lavori teatrali (sia come regista sia come autore), tra cui “C’era una volta Hollywood”, “Le Idi di marzo”, “Vogliamoci tanto bene”, “I Compromessi sposi”, “Il miracolo di Don Ciccillo”, “Napoletani a Broadway”, “La vita è una cosa meravigliosa”, “Una famiglia quasi perfetta” e “Il Pomo della discordia”. Cinema, teatro, tv: un percorso di assoluto rilievo e una carriera che appare nel pieno del suo fulgore per un attore che ha saputo distinguersi ed emergere nel pur affollato e sin troppo eterogeneo panorama nazionale.
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La giuria ha assegnato il Premio Fanzago 2018 a CARLO BUCCIROSSO

Perché il suo meritato successo – costruito sulla determinazione,  sulla professionalità, sulla disciplina del lavoro, del senso del dovere, del rigore e della qualità.  – ne fa un esempio per tanti giovani che si affacciano al mondo dello spettacolo (e non solo).   E anche perché le sue  peculiari caratteristiche di serietà, leggerezza, umanità e ironia lo rendono, de facto, un ambasciatore nel mondo della migliore napoletanità





Donna PAOLA GRIMALDI


L’afflato altruista e benefico, nel segno del femminile, ha a Napoli origine remote e illustri, a cominciare da quelle caritatevoli dame partenopee e spagnole che tra il XVI e XVII secolo lasciavano le loro comode dimore aristocratiche per andare ad assistere le ammalate indigenti nelle affollate corsie dell’ospedale Incurabili tutte le settimane.
Come si sarà compreso stiamo per accennare una storia caratterizzata da nobile sensibilità d’animo, soccorrevole generosità e squisita solidarietà umana, ma prima di ogni altra cosa però, occorre anticipare un dettaglio tutt’altro che secondario, e cioè che la dama in questione ha cresciuto al meglio ben cinque figli – una faccenda che a differenza di quanto possano pensare molti uomini è sempre un’impresa titanica, spesso ben più rilevante di tanti exploit professionali. Fatta questa doverosa precisazione preliminare possiamo ora focalizzare la nostra attenzione sull’ugualmente eccezionale impegno mostrato nel sostegno ai soggetti più deboli e svantaggiati, una realtà che a Napoli, e nel resto del Sud del mondo, è ancora fin troppo diffusa, evitata o snobbata dai più e, cosa ancor più grave, tenuta in ombra da quegli amministratori pubblici che dovrebbero porvi concreto rimedio.
Con sorridente determinazione e pragmatica concretezza, infatti, ha ricoperto cariche direttive e di responsabilità in diverse organizzazioni impegnate nel sociale, tra cui l’Opera “San Vincenzo de’ Paoli”, l’Agesci, e il progetto “La Casa di Tonia”, ovvero la struttura nata nel 2010 su volontà del cardinale Sepe per ospitare donne di qualunque nazionalità, religione e provenienza sociale che si trovano in condizioni di povertà. Oggi la struttura del quartiere Stella-San Carlo rientra tra le tante sostenute dall’ente benefico che lei stessa ha creato e presiede, ovvero la più importante Fondazione privata familiare del Centro-Sud Italia, che è anche la prima per somme erogate. Tanto per avere un’idea diremo che nei primi 10 anni ha fornito sostegno a oltre cento progetti per un ammontare totale di quasi 6 milioni di euro. Soldi veri, dunque, che nella città delle chiacchiere e degli annunci facili fanno molto la differenza.  
Fortemente radicata nel territorio partenopeo, la Fondazione Grimaldi onlus è infatti un autentico punto di riferimento nel panorama della solidarietà e dell’assistenza sociale, grazie soprattutto ai progetti a favore delle famiglie in situazione di disagio economico, l’erogazione di finanziamenti ad associazioni ed enti di volontariato meritevoli, e il sostegno alle famiglie di marittimi in difficoltà finanziarie. Inoltre, lo scorso aprile ha lanciato la “Scuola della Famiglia”, il primo progetto autogestito a favore di anziani e famiglie numerose e a basso reddito, passando così da Fondazione di erogazione a Fondazione di gestione. Insomma, un splendido fiore all’occhiello per la città e la regione e una concreta speranza per tutti quelli, sempre troppi, che hanno bisogno almeno di intravedere un barlume in fondo al tunnel per trovare la forza di resistere e andare avanti.


La giuria ha assegnato il Premio Fanzago 2018 a DONNA PAOLA GRIMALDI

Perché con le sue capacità, la sua cultura e la sua abnegazione ha fatto della Fondazione Grimaldi un fulgido esempio di assistenza sociale e solidarietà mostrando anche una visione illuminata e lungimirante del fare impresa in un territorio difficile e umanamente più arido di quanto s’immagina. E perché questo tipo di operosa sensibilità rappresenta un grande fiume d’acqua nel deserto dei cuori, azzurra linfa che fa crescere verdi oasi tra le dune dell’indifferenza, e al contempo costituisce una chiara indicazione a tutti quelli che potrebbe fare qualcosa per il prossimo ma sanno trovare solo buoni motivi per non guardare oltre le mura domestiche, spesso protetti da una versione ricca, e perciò imperdonabile, di quel familismo amorale già noto da tempo agli antropologi. E infine perché, per dirla con le parole di Diderot: «Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene».


MARC INNARO


Degno erede della grande scuola di giornalismo napoletana, quella che ha popolato di valenti cronisti partenopei le redazioni di tutta Italia e non solo, anche lui da diversi anni lavora e vive lontano dalla sua città. Una scelta che non ha certo scalfito il legame profondo con il genius loci della Sirena che lo ha accudito e seguito, specie nei primi passi formativi, nelle aule del liceo “Sannazaro” e poi in quelle dell’Istituto universitario L’Orientale di Napoli, dove ebbe a laurearsi con una tesi sul Simbolismo pittorico russo. E senza mai dimenticare la sua squadra del cuore.
Un cammino professionale, il suo, che prende forma con Livio Zanetti nella redazione Esteri del Giornale radio Rai, una postazione che il suo talento trasforma rapidamente in un trampolino di lancio: quando Demetrio Volcic chiede un collaboratore di fiducia che non fosse raccomandato lui è pronto a cogliere l’occasione. E già nei primi anni Novanta è inviato in Russia, da dove racconta i primi anni dell’era Eltsin e viene nominato corrispondente da Mosca. Nel 2001 gli affidano un incarico ancor più impegnativo e prestigioso: è trasferito alla sede Rai di Gerusalemme, alla prese dunque con la delicata questione palestinese.
E proprio nella città ombelico del mondo nel 2002, assieme ad alcuni giornalisti italiani, monaci greco-ortodossi e frati francescani, resta coinvolto in un blitz e rimane a lungo bloccato nella Basilica della Natività, a Betlemme. Esperienza che racconterà nel libro “L’Assedio della Natività” scritto assieme al collega Giuseppe Bonavolontà ed edito da Ponte alle Grazie. Dal 2004 è al Cairo. In Egitto, dove rimarrà 11 anni raccontando con efficacia e senso della misura eventi, crisi e conflitti del continente africano, a cominciare dalle cosiddette primavere arabe, la destituzione di Mubarak, l’ascesa del partito dei Fratelli musulmani, il ritorno al potere dei militari. E sempre con una professionalità impeccabile che gli è valsa diversi importanti riconoscimenti, come i premi dedicati a Ilaria Alpi e a Maria Grazia Cutuli, due giornaliste uccise nello svolgimento del loro  lavoro.   
Un cronista coraggioso e stimato dunque, ma anche un uomo colto e sensibile che - in armoniosa sintonia con l’amata moglie Emanuela, anche lei napoletana e giornalista, e il loro figlio Edoardo - coltiva l’amore per l’arte e la musica, al punto che nel 2018 riesce nella non facile impresa di far suonare di nuovo a San Pietroburgo i due “pianoforti a tavolo” che l’Imperatrice russa Caterina II aveva regalato a Giovanni Paisiello e Domenico Cimarosa, a lungo impegnati alla corte degli Zar. Un progetto musicale-espositivo che diventa l’evento di apertura della partecipazione italiana al Forum Internazionale della Cultura e si tiene nella prestigiosa cornice del Teatro di Corte del Museo Ermitage (ex-Palazzo d’Inverno), lo stesso luogo cioè in cui Caterina seconda amava ascoltare le sinfonie e le opere composte dai suoi prediletti musicisti napoletani.


La giuria ha assegnato il Premio Fanzago 2018 a MARC INNARO

Perché il giusto mix di competenze, serietà, saggezza e cultura fanno della sua professionalità un modello di riferimento per chiunque voglia comprendere in cosa consista il delicato e sempre fondamentale lavoro del giornalista e dunque anche una chiara indicazione per le generazioni sempre più smarrite nei primitivi labirinti dei social network. E anche perché il suo lavoro è il miglior esempio del modo giusto di raccontare la Storia di ogni giorno, ovvero con il rigore della schiena dritta e la capacità di restare svegli quando gli altri dormono, in perfetta sintonia con la celebre espressione anglosassone più volte adottata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo: “Il giornalista è il cane da guardia della democrazia”.



MIMMO PALADINO



Chi non ricorda la spettacolare montagna di sale che proiettò piazza del Plebiscito dentro le turbinose galassie dell’arte del contemporanea e viceversa? Per la prima volta il grande vuoto post-parcheggio veniva riempito, anche se parzialmente, con i segni e i simboli di una grande, in tutti i sensi, opera d’arte: una collina di cloruro di sodio da cui emergevano mitologici cavalli di legno. Per le genti dei quartieri popolari (ma non solo per loro) l’operazione artistica assunse una valenza sacra e apotropaica, e così, di notte, andavano a rubare un pugno di sale dall’installazione per portarselo a casa. Nessuno si meravigliò, il sale esorcizza il male – non si dice forse che il diavolo offre solo pietanze che ne sono prive? E se con il senno di poi e un pizzico di ironia possiamo dire che sotto il profilo magico l’operazione non ha dato tutti i suoi frutti alla città, si può anche affermare con cognizione di causa che quella del Plebiscito fu per il Nostro una straordinaria consacrazione, una sorta di albedo alchemica felicemente proiettata a una meritata rubedo. Tappa centrale di un percorso che aveva mostrato i crismi della straordinarietà sin dal principio, con i primi passi nel nativo Sannio, sotto lo sguardo ispiratore dello zio pittore, i banchi del liceo artistico e poi, a Napoli, la frequentazione della migliore “palestra” del tempo: la leggendaria galleria del grande Lucio Amelio. Un cammino che sarà costellato di successi, spiazzamenti, riflessioni e incontri spettacolari – come quelli con Brian Eno, Gianni Berengo Gardin, Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Un itinerario che aveva cominciato a delinearsi alla fine degli anni Sessanta con la fotografia e il disegno e con le potenti suggestioni della Pop art, ed era proseguito con le prime mostre a New York. Poi, nei primi anni Ottanta – un decennio di grande vivacità e creatività – insieme con Achille Bonito Oliva e altri dà vita alla “Transavanguardia”. Gli anni Novanta si aprono con un’altra tappa fondamentale: l’“Hortus Conclusus”, installazione permanente realizzata nel chiostro di San Domenico a Benevento. Nel ’94, tra le altre cose, espone alla Galleria nazionale di Belle Arti di Pechino. Il ’95 è l’anno della già ricordata “Montagna del Sale”, un’opera che era nata nel ‘90 a Gibellina come scenografia de “La sposa di Messina” di Schiller, e nel 2011 verrà riproposta a Milano per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Il  2008 è l’anno della “Porta di Lampedusa”, il monumento alla memoria dei migranti deceduti in mare, la più grande strage di esseri umani dopo la guerra nella ex Jugoslavia.
La sintesi richiesta da questa nota ci impedisce di aggiungere altri elementi e di approfondire il cammino di un uomo colto e curioso, dalle radici profonde e i rami proiettati verso le stelle, premessa indispensabile per poter abbattere gabbie e confini e per accogliere le scintille del nuovo senza smarrire il riverbero del passato, e dunque cogliere quei fili solo apparentemente invisibili che legano la religione primaria alle visioni dei Don Chisciotte del futuro.


La giuria ha assegnato il Premio Fanzago 2018 a MIMMO PALADINO

Perché con il suo lavoro e il suo esempio ha permesso di tenere i riflettori della cultura puntati anche sul patrimonio storico della Campania e del Sud in generale, offrendo in tal mondo nuove, preziose opportunità per difenderlo, salvaguardarlo e valorizzarlo. E perché il suo lucido e appassionato sguardo alto sull’orizzonte rende possibile anche ai più giovani il tentativo di trovare una possibile rotta e perciò di mantenere sempre acceso l’atanor della civiltà. 

COMITATO SCIENTIFICO PREMIO INTERNAZIONALE  COSIMO FANZAGO

Jean Digne (Presidente), Aldo Masullo, Luigi Nicolais, Carlo Vosa, Riccardo Dalisi, Carola Kaether, Ewa Kawamura, Josè Vicente Quirante Rives, Antonio E.Piedimonte.

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PIETRO GIORDANO
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