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COSIMO (Cosmo) FANZAGO  (1591-1678)   Biografia ed Opere


CENNI BIOGRAFICI

Nacque a Clusone, vicino Bergamo, nel 1591 da Ascenzio e Lucia Bonicelli, come attesta il suo atto di battesimo del 13 ottobre di quell'anno (Fogaccia, 1945, p. 13), e vi restò certamente fin'oltre il quindicesimo anno di età; la sua famiglia di origine aveva una lunga tradizione nel campo della scultura in bronzo.
La prima notizia della presenza del F. a Napoli si ha il 12 ag. 1612, quando, dinanzi al notaio Pietro Giordano, stipulò un contratto di lavoro con Angelo Landi, mediocre scultore fiorentino.
Nello stesso anno, il 23 settembre, si sposò con la figlia di questo, Felicia. Dal matrimonio, che durò fino al 1645, anno della morte di costei,
nacquero quattro figli: Caterina Vittoria, Ascenzio, Ursula e Carlo (cfr. voce in questo Dizionario).
Proprio nel documento del 1612 il F. affermava di essere giunto a Napoli da Bergamo da circa quattro anni "... per imparare l'arte di scultura di marmo et me ne venni a stare alla casa di Pompeo Fanzago mio zio da parte di padre ..." (Ceci, 1921, p. 143).
Aveva, dunque, diciassette anni quando si trasferì a Napoli (1608)


ATTIVITA’ DI SCULTORE

Stemmi del conte di Lemos del 1615-16 per il palazzo degli Studi, oggi al Museo di S. Martino,
Memoria del card. O. Acquaviva d'Aragona (1617-19) nella sacrestia della chiesa del Pio Monte della pietà, nel Mezzo busto e nella statua di S. Ambrogio del 1618, entrambi nella cappella Borrello del Gesù Nuovo,
Ritratto in marmo di Gerolamo Flerio (1620) nella chiesa di S. Maria di Costantinopoli,
Tra il 1619 e il 1624, il ciborio in marmi policromi per la chiesa di S. Patrizia, oggi al Museo di Capodimonte, mutilato della maggior parte delle decorazioni, per il quale il F. fornì il disegno d'insieme e i modelli delle statuette da tradurre in bronzo dorato di T. Montani.
Agli inizi del 1630 stipulò il contratto per l'esecuzione del cappellone di S. Francesco Saverio nella chiesa del Gesù Vecchio (Spinosa, 1984, p. 58),
Il cappellone di S. Ignazio al Gesù Nuovo, posto in opera dal F., con l'aiuto di Andrea Lazzari e Costantino Marasi, a partire dal 1637 le statue del David e del Geremia (D'Addosio, 1914; Spinosa, 1984, p. 62). Quest'ultima statua insieme con Isaia
Nel frattempo era già iniziata la molteplice attività del F. presso la certosa di S. Martino (Causa, 1973; Cantone, 1984, pp. 56-59).
Entro il 1631, come rivela una perizia dello stesso anno (De Cunzo, 1967, pp. 106 s.), erano compiute le tre statue di S. Bruno, S. Martino e S. Pietro, poste a coronamento del chiostro grande, i teschi che decorano il recinto del piccolo cimitero dei monaci, i busti dei santi certosini. Di questi, tre sono sicuramente autografi, il Beato Nicolò Albergati, il S. Ugo e il S. Bruno (Fittipaldi, 1969, p. 28; Nava Cellini, 1972, p. 794; Spinosa, 1976, p. 25);
Nell’Eremo di Suor Orsola Benincasa, i marmi intagliati delle sette cappellette commissionate da Pedro Antonio D'Aragona, (viceré a Napoli dal 1661 al 1671) per le sette tappe della Passione di Cristo, con gli stemmi della famiglia reale di Carlo II, del viceré D'Aragona e della moglie Anna Fernandez di Cordova.
Il F. collaborò con F. A. Picchiatti anche all'ideazione delle sculture della facciata del Pio Monte della Misericordia (1666
)

- ALTARI, PULPITI E CIBORI

Veri e propri apparati scenografici atti a sconvolgere con la loro presenza la lettura delle preesistenti strutture spaziali. Ricordano i retablos di Toledo e di Siviglia gli altari di S. Maria la Nova (1632-42) e di S. Maria di Costantinopoli (1639-45), di S. Maria degli Angeli alle Croci, cui fa da pendant il pulpito sorretto da un'aquila, replicato nella chiesa delle agostiniane a Salamanca. Suoi sono anche alcuni altari in marmi policromi come quello dei Ss. Severino e Sossio (1635-41), di S. Domenico Maggiore (1640-52), con due cattedre ai lati e scala balaustrata, di S. Pietro a Maiella (1640-47), o il distrutto altare della Ss. Annunziata (1638-42).
Tra le numerose cappelle decorate dal F. meritano particolare rilievo quelle di S. Antonio (1638-50) e Cacace (1642-1650) in S. Lorenzo Maggiore e quella di S. Teresa nella chiesa omonima agli Studi (1640-50, 1652,  il suggestivo cancello in bronzo della cappella del Tesoro di S. Gennaro nel duomo di Napoli eseguito, tra il 1630 e il 1668 (Strazzullo, 1978), su disegno del F. da G. Monte.
La S. Teresa in marmo nella omonima chiesa a Chiaia (1650-54), cui va affiancata La S. Teresa in bronzo della cappella del Tesoro di S. Gennaro
Tornato a Napoli, il F. mise in atto le nuove esperienze: riferimenti all'arte veneta si trovano negli altari traforati, quasi moderne iconostasi, quali quello di S. Maria la Nova (1632-42) e dì S. Teresa (dopo il 1650), nel quale la struttura a serliana, in cui si inserisce l'arco trionfale del presbiterio, si ripete nella parete che inquadra l'altar maggiore e fa da filtro tra lo spazio della chiesa e il coro riservato ai monaci

ATTIVITA’ DI ARCHITETTO

- LE CHIESE

Per la chiesa della certosa il F. eseguì inoltre lavori di ammodernamento, fornendo il progetto nuovo per la facciata, solo in parte realizzato, la cappella di S. Bruno, il pavimento del coro, il lavamano che si svolge su due pareti e numerosi altri arredi decorativi architettonici, come putti con basi poggiati in chiave d'arco all'ingresso delle cappelle, vasi, poggiatoi, intarsi nel pavimento della navata, rosoni nei contropilastri della chiesa, decorazioni policrome in alcune delle restanti cappelle:
Dopo il 1630 il F. diede inizio a numerosi lavori più specificamente architettonici
L'attività del F. come architetto, è caratterizzata da una straordinaria capacità di collegare struttura e ornamento, elementi architettonici e soluzioni plastiche, si svolse soprattutto nel periodo 1630-1656. Nel 1623 egli iniziò la sua opera alla certosa di S. Martino, dove collaborò con il Conforto almeno fino al 1627: dal 1630, data della morte di quest'ultimo, assunse la direzione dei lavori. Il F. gli subentrò anche nel cantiere della Trinità delle Monache (1624) e nella realizzazione del cancello della cappella di S. Gennaro nel duomo: in anni successivi intervenne in chiese del Conforto, come S. Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco (1638), S. Teresa agli Studi (1640-52), S. Maria della Sapienza (1641-49), S. Francesco Saverio (1660 ca.), Ss. Apostoli, per la quale eseguì un disegno per la facciata.
Gli interventi del F. nella certosa coinvolgono tutto il monastero: il chiostro grande, l'interno e l'esterno della chiesa, l'appartamento del priore. Contribuì in modo sostanziale alla costruzione del porticato del chiostro grande,
La facciata con portico a serliana della chiesa di S. Maria degli Angeli alle Croci a Napoli (1639-40),
L'impianto a croce greca si ripete nell'Ascensione (fondata nel 1626 e completata nel '45) ed anche, con un'accentuazione dell'asse longitudinale, in S. Maria dei Monti (fondata nel 1628) e in S. Giuseppe dei Vecchi a San Potito, commissionata nel 1634 e realizzata più tardi.
Uno schema quasi identico a quello di S. Giuseppe dei Vecchi presenta un'altra opera per i caracciolini, S. Maria Maggiore della Pietrasanta, progettata prima del 1634,
S. Teresa a Chiaia, attribuita al F., iniziata intorno al 1650 per i carmelitani.
S. Giorgio Maggiore, progettata dal F. intorno al 1640 (fu completata da A. Guglielmelli [1694-1702] e trasformata nel sec. XIX
S. Giuseppe a Pontecorvo (1643-60), chiesa delle teresiane.
Restauro della chiesa e del convento di S. Maria dei Miracoli (1675, con D. Tango e D. Lazzari).
S. Maria Egiziaca è preceduta da un ampio quadriportico, spazio inconsueto anche se consono alla tipologia del monastero femminile. La realizzazione della chiesa, tuttavia, fu compiuta in gran parte dopo il 1691 sotto la guida di A. Guglielmelli.
S.Maria della Sapienza, via Santa Maria di Costantinopoli.

- ARCHITETTURA CIVILE - I PALAZZI

Dal 1637 circa il F. compì numerosi interventi nel campo dell'architettura civile nell'area di via Toledo, collegati talvolta a suoi investimenti fondiari (palazzo Zevallos Stigliano, 1639-63; palazzo Maddaloni).
1633 esecuzione di porta Medina a Napoli.
Dal 1638 fu costruito il palazzo per donn'Anna Carafa, moglie del viceré duca di Medina, lavori interrotti nel 1645 per la partenza dello stesso Medina
.

- LE FONTANE

Volute in gran parte dai viceré per rinnovare l'immagine di Napoli, le fontane furono elaborate dal F. in un vasto arco di tempo, soprattutto nell'ultima fase della sua attività; si ricordano quella dello Spirito Santo (perduta, 1618-20); la fontana del Nettuno o Medina (trasformata nel 1634-39 con i figli Ascenzio e Carlo); del Sebeto (1635-37, con S. Rapi e Carlo Fanzago). La fontana della Sellaria, già attribuitagli, fu realizzata da O. Gisolfo e O. Calvano (1650-53?); il F. diede inoltre una consulenza per la fontana di Carlo II a Monteoliveto (1675), disegnata da D. Cafaro


- LE GUGLIE

Le guglie, emblemi della propaganda e del potere politico della Chiesa come gli obelischi sistini, si elevano in luoghi significativi dello spazio urbano a celebrare il potere e l'espansione degli Ordini religiosi. La guglia di S. Gennaro
Al 1657 risale un progetto per la guglia di S. Gaetano, non realizzato; gli obelischi sistemati da Fontana per Sisto V e le macchine da festa della tradizione popolare campana sono alla base dell'idea della guglia di S. Domenico, iniziata da Francesco Antonio Picchiatti nel 1658; il F. vi intervenne nel 1665-66, contribuendo a definire un manufatto barocco estremamente ricco, che si differenzia da quelli rigorosamente geometrici e antichi, riproposti a Roma alla fine del sec. XVI.


Il F. morì nel 1678 a Napoli, dove fu sepolto il 13 febbraio nella chiesa di S. Maria d'Ognibene.

PER LA MORTE DEL CAVALIER COSMO FANSAGO...
Per la morte
DEL CAVALIER COSMO
FANSAGO,
Architetto, e Scultore insigne.S'ac-
cennano le sue Opre famose nel
Giesù Nuovo di Napoli, Arcive-
scovado,Certosini,ed altrove.
===========
O D E    VIII.
Con indefessa lena
Intenta à mieter vite
L’implacabile Dea,
D'orgoglio e fasto piena,
Troncato avendo già linee infinite;
Intoppo ritrovar più non credea ,
Stanca non sazia ancora,
Di vibrare ad ogni ora
L’armi crude, e fatali
Contro gli egri mortali.
Vibra un gran colpo, ed intoppădo in marmi
Toglie il taglio a la falce, e rompe l'armi .

Grida allora: Hò fallito
La dispietata Arciera,
Questi non è mortale,
Una felce hò colpito!
Si sbenda gli occhi,e sembrale, che vera
Spiri  sassa insensato aura vitale;
Onde vié più stizzata
Raddoppia i colpi irata,
Mà affaticando invano
L’istancabile mano;
S'avvede alfin con braccio stanco,e lasso;
Che delusa la Morte era da un sasso.

==============

Disse allora: oh che veggio!
La fiera Diva, e cruda,
Che portenti son questi?
Credere dunque deggio,
Che vi sia, chi la Morte anche deluda?
E chi del braccio mio la forza arresti?
Sogno, veglio, ò delirio?
Quelli, che qui rimiro
Sono sassi umanati?
O huomini insensati?
Qual fia,ch’il mio poter più lode impetre;
Se ardisce l’huomo eternizarsi in pietre?

Destra Deucalionea
Forse di nuovo al Mondo
Fà le selci animate?
O da l’Alcesia Dea
Guidato,ruba il foco al Dio,ch'èbiondo,
Prometeo ad animar selci insensate?
O pur, con forme nuove,
L’Huomo,se volle Giove
Di creta un tempo farlo,
Di marmo hor vuol crearlo?
O teschio Meduseo trasformar puote,
Chi fù di carne,in insensibil cote?
Abi,che questo è pur poco;
IlTrono inclito mio
M’accorgo che traballi;
S'arma a mio danno il foco;
E per dannarmi in sempiterno oblio,
Son pronti a fulminarmi anche i metalli,
Zeusi,Parrasj,Apelli,
Destrieri, Huomini, Augelli,
Poterono ingannare ;
Con prove oggi più rare
Non sò chi sia; fatto di me più forte,
Vanta co’ i sassi anche ingannar la Morte.

Cosmo,Cosmo, e sol quelli,
 Che puote à mio dispetto
Immortalar gli Eroi;
Temo de’ suoi scarpelli,
Ne sassi suoi le mie rovine aspetto;
Ne ci è del suono suo.chi più m'annoi.
Da sueGlorie,e trofei,
Nascon gli oltraggi miei.
Sù mia falce fatale,
Con un colpo letale
S’esperimenti il suo valore espresso;
S’altri eternando, immortalò se stesso.

==============

Così disse, e vibrando
Semilunato acciaro
Contro del gran FANZAGO,
Egli cadde lasciando
La spoglia frale. Colpo invitto, e raro!
Gridò la Parca, il mio desire è pago.
Ecco hò pugnato,e vinto,
Il mio nemico estinto,
Che più corni mi diede;
E’ caduto al mio piede.
Il corso de la Morte hor si radoppi;
Che ne le Pietre sue non trova intoppi.

==============
L'udì l’Eternitade,
E de la Vantatrice
Così frenò le voci:
S’al tuo piede se’n cade
spoglia ch’èfrale, e se trionfatrice
Te'n vai, metre in un colpo al Mondo nuoci;
Invan tua possa brama
Atterrar la sua Fama.
Oscurar dimmi, e come
Mai presumi il suo nome?
Se, per cantare eterni i suoi gran vanti,
Bocche di Bronzo egli hà donato à i Santi?

Mira in quel Tempio augusto
Del Pastorello Ebreo
L'imagine immortale ;
 Sicche sarà ben giusto,
Che al par del vincitor del Filisteo,
Viva di Cosmo anche il gră nome uguale.
In ciò sol differente,
Che se quegli vincente,
Con un sasso nel fronte
Abbattè d’ossa un Monte;
Questi può con le pietre à danni tuoi,
Formar Giganti,ed eternare Eroi.
Del Profeta piangente
Lo stupendo colosso
Mira stupida e ammira;
E già vinta, e perdente,
Mentre ne l’opre sue vivere io posso,
Morte, morti i tuoi vanti oggi sospira.
A che tanto ti gonfj?
Rimira i suoi trionfi
Ne l’obelisco raro
Eretto al gran Gennaro.
Hor vedi tù:se non sei cieca affatto:
Se può Morte temer,chi tanto ha fatto.
=========================

Volgi l’atre caverne
Dove vuoi,dove brami;
Ove i suoi fregi sono,
Ch'immortali ,ed eterne
Avvien,chel’opre sue la Gloria chi ami,
Sin là dove in un Monte alzogli il Trono.
Per istupir le genti
Son Mennoni portenti,
Con rare meraviglie
Del suo ferro le figlie,
Venga le statue ad ascoltar chi vuole,
Animate da i Rai di questo Sole.

Dunque non gloriarti
Inesorabil Diva
Del tuo colpo letale;
Ch’ei potè fulminarti;
Scolpita in marmi la sua Gloria è viva;
E del tuo ferro ad onta egli è immortale.
Se cader lo facesti,
Tu te stessa uccidesti;
Se per te venne meno,
Viverà nel mio seno.
Solovantar ti puoi,che in duol profondo;
Caduto un Cosmo, hai rovinato un Modo.



("Idee delle Muse - Poesie del dottor Andrea Perrucci,
consecrate all'Altezza Serenissima di
 Carlo Ferdinando Gonzaga, Duca di Mantova,
Guastalla, Carle-Ville, Casale di Monferrato &C"; 
a.D. 1695)




BIBLIOGRAFIA

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